Saliha
La forza dolce di un sorriso che sa far casa. Dicembre 2025
Ci incontriamo una mattina di sole, Saliha nella sua fitta agenda di impegni ha trovato un posto per me e questo tempo tranquillo che ci diamo è un dono prezioso. È una donna bellissima lei, con i suoi ricci scuri al vento e gli occhi che brillano, alta, magra, col suo stile elegante e semplice, il portamento sicuro e spontaneo, aperto, come il suo sorriso che le illumina il viso.
La conosco da quando era una ragazzina, lei e i suoi tre fratelli, tutti più piccoli, e capita di incrociarsi spesso per le vie, a scuola, nelle associazioni sportive, all’oratorio, perché Cuveglio nel cuore della Valcuvia dove abitiamo è un piccolo paese, basta fare quattro passi ed è facile incontrarsi e scambiare due parole, se si ha voglia di dedicarsi un po’ di tempo.
Conosco anche la sua mamma e a pelle indovino che da lei Saliha ha preso quest’allegria verso la vita, un’energia positiva che le contraddistingue entrambe, come il modo gentile di guardarti con un sorriso, spontaneo e sincero, che incute simpatia.
Saliha ha 36 anni, è mamma di una bambina di tre ed è consulente immobiliare in un’agenzia della valle.
Alla domanda di parlarmi di sé, di quello che per lei è importante, con spontaneità mi racconta le tappe decisive della sua vita. È una storia, la sua, di cui a ragione è fiera e ne parla col tono di chi se ne sente protagonista, non subisce la vita ma l’accoglie, con le sue difficoltà, che diventano occasioni per crescere, sfide con sé stessa per migliorarsi.
Saliha è arrivata in Italia, dal Marocco dove è nata, nel 2001, a dieci anni, con la mamma e suo fratello per ricongiungersi col papà che già da molti anni lavorava e abitava in un piccolo paese della Valcuvia. Partita da una cittadina popolosa e vivace non lontana da Casablanca, l’impatto con il piccolo abitato non è stato semplice, ma conserva un ricordo bellissimo dell’esperienza scolastica e dell’accoglienza che ha ricevuto, non solo dalle maestre ma proprio da parte di tutti i bambini che facevano a gara per insegnarle parole nuove ed aiutarla ad imparare in fretta la lingua per poter comunicare con loro.
A quei tempi nelle classi erano rari i bambini stranieri che come me arrivavano già grandicelli e davvero ho un ricordo meraviglioso degli anni della scuola io, sia dell’ultimo anno delle elementari che delle medie. Ho amato la scuola al punto che poi ho scelto di continuare iscrivendomi al liceo scientifico.
Subito dopo il liceo si è buttata con entusiasmo nelle prime esperienze lavorative, ha lavorato per sei anni in un negozio di informatica, fino a diventare responsabile delle vendite, una crescita professionale di cui a ragione è orgogliosa: in un mondo quasi totalmente maschile e partendo senza una formazione di base informatica mi è costata tanta fatica, studio, sacrifici arrivare a ricoprire quella posizione, è stata una grande soddisfazione personale.
Tuttavia la vita cambia e anche i desideri, così Saliha ad un certo punto si è chiesta cosa fosse davvero più importante per lei, cosa desiderasse, quali fossero le sue priorità. E da lì si è rimboccata nuovamente le maniche e ha deciso di cercare un lavoro che potesse conciliare meglio il bisogno di tempo per sé e la coppia che nel frattempo andava costruendo. Grazie a un bel curriculum, alla sua intraprendenza e al modo positivo e empatico di affrontare la vita e le relazioni Saliha ha trovato facilmente un’altra occupazione, in un’importante azienda informatica, con orari d’ufficio, diversi dunque da quelli del negozio; la necessità tuttavia di viaggiare per la Lombardia come responsabile commerciale le ha riposto il conflitto tra il tempo per il lavoro e il tempo per la famiglia, specialmente quando è nata la sua bambina che a quel punto è diventata la sua priorità. Desideravo più di tutto veder crescere mia figlia giorno per giorno, starle vicino, passare del tempo con lei. Ho deciso perciò di cercarmi un lavoro che mi lasciasse più libertà nell’organizzazione del tempo. Voglio lavorare per vivere, non vivere per lavorare.
Perciò ha messo in campo tutta la sua intraprendenza, fiducia ed energia e, forte della sua capacita di reinventarsi, mettersi a studiare e imparare, con coraggio si è buttata in una nuova esperienza diventando consulente immobiliare.
Ad oggi è molto contenta e soddisfatta del lavoro che ha scelto, gli occhi le brillano parlandone, le piace molto anche l’aspetto umano, relazionale del suo lavoro che ogni giorno la porta dentro le case delle persone in un momento di passaggio importante, quello in cui decidiamo di comprare o vendere o comunque cambiare casa; la dimora in cui abitiamo non è qualcosa di neutro, parla di quello che siamo, diventa parte della nostra identità e della nostra storia e Saliha ne è ben consapevole così come della delicatezza umana che il suo lavoro comporta. Le piace poter organizzare il suo tempo per esserci nei momenti importanti per la sua bambina, come il riabbraccio al cancello della scuola materna quando termina la giornata.
È donna, lavoratrice e madre, tante dimensioni che si compenetrano e che Saliha non rinuncia a vivere in pienezza, cercando la sua strada, la ricetta che più le si adatta.
Parlando con lei mi viene spontaneo chiederle come vede l’integrazione delle tante famiglie in particolare di cultura araba provenienti dal Maghreb che vivono in Valcuvia e che lei conosce. E Saliha dal suo punto di osservazione mi offre un punto di vista molto interessante, dice che per quel che riguarda la comunità di origine marocchina in particolare della sua generazione lei non vede nessun problema di integrazione: nella mia esperienza mi sono sentita fin da subito accolta e anche supportata, penso soprattutto ai tempi della scuola quando sono arrivata a dieci anni e l’impatto, specie per la lingua diversa è stato una bella sfida. Ma oggi sento più vicina a me l’Italia del Marocco, qui dove abito appunto mi sento a casa, con tutte le profonde sfumature di significato che ha questa parola. E sorrido quando a volte mi capita di sentire certi discorsi che aprono con la distinzione netta tra un “noi” e un “loro”; eppure comprendo che negli ultimi anni l’emigrazione ha avuto in Italia, come in tutta Europa, un impatto molto forte, è una realtà molto complessa che però va affrontata e gestita al meglio proprio per poter garantire una migliore integrazione, così come è stata la mia esperienza. E per certi versi io vedo un’involuzione piuttosto che un miglioramento, che in parte sarà dovuto ai numeri crescenti degli immigrati ma anche a un disimpegno politico.
Parliamo poi di un diffuso disagio giovanile che si manifesta anche con abusi di alcol o sostanze, una realtà questa che capillarmente coinvolge giovani di origine italiana e giovani nati magari proprio qui da famiglie immigrate, con Saliha conveniamo che l’attenzione e la cura dei ragazzi e i giovani dovrebbe essere una priorità per la comunità nel suo insieme, politica, educante, civile. Non è una strategia vincente occuparsi del disagio giovanile solo quando diventa una questione di ordine pubblico e quindi di sicurezza e repressione. È necessario lavorare in un’ottica preventiva ed educativa, pensando a luoghi e contesti per i giovani, in cui possano trovare uno sguardo attento, accogliente, propositivo. Concordiamo che in tutta la Valle ci sono davvero poche opportunità di luoghi di incontro e aggregazione per i giovani, al di fuori delle attività strutturate delle società sportive e delle parrocchie, pensiamo in particolare alla fascia di ragazzi a cavallo della maggiore età, perché successivamente sono in molti ad allontanarsi dalla valle, vuoi per iniziare un percorso di studi universitario, vuoi per entrare nel mondo del lavoro, non di rado anche all’estero.
Chiacchierando con Saliha avverto che il suo sguardo, la sua attenzione non è chiusa nel recinto della sua famiglia e del suo ambiente lavorativo, ma spazia e si lascia interpellare dai temi e le esigenze del contesto, la valle, l’Italia e oltre.
C’è apertura al futuro e voglia di contribuire a costruirlo, pur nella consapevolezza di quanto poco prevedibile e programmabile esso sia, ed è un atteggiamento che accomuna i giovani di queste storie, come la capacità di stare aperti alle opportunità che la vita sa offrire per cogliere quelle che più risuonano con i propri desideri, e quel che si è.
Grazie Saliha per il tempo che mi hai dedicato, così prezioso, come l’incontro con te è stato per me.
P.S. In foto Saliha e la Valcuvia, la sua casa.



